poesia

senza revisione

plumbeo

Se la pioggia ricorre
come una lacrimazione
quale palpebra si scuote
alla luce cinerea

se dormire è nascondersi
all’occhio di neon
azzurri gialli verdi
(la gran tristezza del mondo)

ogni cosa è chimica e luce
sull’abisso che dorme
nelle città di plastica fango ferro:
inesorabili, i cavalli vanno al macello.

divertimento I

Da una padella di rame
mangiavo catrame:
certi lacerti!

gli occhi spalancati
per non vedere vedove nere

attratto ad un tratto
dal pensiero di un ratto

On spiders and other clocks

Il lavoro dei ragni
è un ticchettio
nel rimbombo inaudito
di palazzi abbandonati,
tra pile di piastrelle
che non copriranno nulla,
tubi che fischiano
un’elegia del vuoto,
carni rosa che dal porno
sbiadiscono nell’eternità

Rumori

Cosa scrivevo dieci anni fa o giù di lì?

Profeti del declino,
teorici del finimondo:
li ascolto in poltrona
distratto quasi
da borbottii di televisioni lontane,
squilli di telefoni,
rumori indecifrabili.

Aspetto che torni quella voce,
marea o stanco riflusso che sia,
nelle stanze anguste
del mio presente:
a contarmi ancora una volta,
per caso o meno,
nel numero dei viventi.

Di nuovo il pomeriggio

Imbaldanzito dal fatto di non essere stato linciato da folle inferocite oso proporvi degli altri versi che ho scritto.

Di nuovo il pomeriggio

Chi non conosce la qualità
metafisica del pomeriggio,
il rintocco preciso del minuto
nella cifra nitida dell’azzurro
o nel grigio di cumuli congèsti;

chi non sente il nostro umano
scorrere, fluire a strappi
tra le maglie, nella rete
da dove, verso dove e perchè?

Ma il sangue ha cessato
il gioco forse ozioso
di specchiarsi in sè
e la domanda è già dimenticata.

Appunti dal lago

Facendo appello al vostro buon cuore, ho il coraggio di presentarvi dei vecchi versi che ho scritto qualche tempo fa. E’ una cosa piccola, più un appunto che una poesia vera e propria (lo dice anche il titolo).

Appunti dal lago

S’inazzurra questa roccia
in anticipo sul cielo
strampiomba nelle acque
si fa muro, schermo

Tutto si compie nel tempo

Imperfetta Ellisse : blog di poesia

Vi segnalo un bellissimo blog dedicato alla poesia:

Imperfetta Ellisse

E’ aggiornato di continuo e contiene articoli molto interessanti. Se amate la poesia non potete fare a meno di leggerlo!

Scorcio di secolo

Ancora una poesia, stavolta della poetessa polacca Wislawa Szymborska. Il titolo è “scorcio di secolo” (traduzione di Pietro Marchesani). Buona lettura:

Scorcio di secolo

Doveva essere migliore degli altri il nostro ventesimo secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.

Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare
non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, tra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli.
La verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata
l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.

Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un’impresa
impossibile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.
La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.

Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.

Direi che questa bellissima poesia si commenta da sola. Potentissimo il ricorso ad espressioni come “e così via”, “e via dicendo”: una levità voluta che non nasconde la tragedia immane della poesia. Infine annoterei “La stupidità non è ridicola”, per non dimenticare che la stupidità e l’ottusità sono cose per nulla allegre, e che come diceva qualcun altro “il ventre è ancora gravido di mostri”.

David Vogel, una poesia dello sradicamento

Ripesco e pubblico su questo blog una poesia dell’ebreo austriaco David Vogel, tratta dal libro “A sera tutte le strade galleggiano via” (la traduzione dall’ebraico è di Gaio Sciloni):

Andrò qua e là per il mondo,
da nessun dove a nessun dove.
Forse mi incontrerà un bambino
sul pendio del giorno
e crederà di vedere suo padre.

La gioia delle fanciulle del mattino
che un tempo cantavano nel vento d’estate -
ecco, mi è scorsa sugli occhi.

E il Tempo è scorso via
nel Nulla.
E’ scorso via chissà dove nel mondo.
E quando sarà notte
io non saprò dove posare il capo.

Lo sradicamento che questa poesia racconta è un’emozione fortissima, un senso assoluto di perdita del riferimento nello spazio e nel tempo. Vorrei – a costo di dire una cosa ovvia – ricordare di quanti uomini sia adesso questa la condizione.