Ancora una poesia, stavolta della poetessa polacca Wislawa Szymborska. Il titolo è “scorcio di secolo” (traduzione di Pietro Marchesani). Buona lettura:
Scorcio di secolo
Doveva essere migliore degli altri il nostro ventesimo secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.
Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare
non è arrivato.
Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, tra l’altro.
La paura doveva abbandonare i monti e le valli.
La verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.
Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.
Doveva essere rispettata
l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.
Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un’impresa
impossibile.
La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.
La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.
Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.
Come vivere? – mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.
Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.
Direi che questa bellissima poesia si commenta da sola. Potentissimo il ricorso ad espressioni come “e così via”, “e via dicendo”: una levità voluta che non nasconde la tragedia immane della poesia. Infine annoterei “La stupidità non è ridicola”, per non dimenticare che la stupidità e l’ottusità sono cose per nulla allegre, e che come diceva qualcun altro “il ventre è ancora gravido di mostri”.