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fa caldo
Fa caldo, ci sono anche le zanzare. L’aria è pesante ed umida, il ventilatore non basta. Goodspeed! You black emperor, “sleep”: su Youtube.
Sono un poco stanco di leggere banalità e frasi da dopocena su Facebook. Comprese le scemenze che scrivo io. Eh, una volta si guardava la televisione. La finestra semichiusa è uno spiraglio sulla notte. Questo spiraglio su Internet a cosa servirà? Fa caldo, domani saremo ancora in un paese dove comandano mafiosi e puttanieri…
lo spazio e il tempo (1)
Ieri sera ho mangiato la ribollita. Buonissima. Adesso mangio gallette al riso davanti al monitor nella pausa pranzo. Vi dirò dei pensieri ispirati dalla ribollita. Le storie sui viaggi nel tempo sono delle fregature: e non mi sono mai piaciute. Il grande Asimov non credo ne abbia scritte più di due: e con disagio. C’è la storia dei paradossi: e non si elimina.
D’accordo, giocare col paradosso può essere divertente/affascinante: Terminator, L’esercito delle dodici scimmie… etc. etc. etc.. Resta il fatto che mi sento preso in giro. Mi sono chiesto: come mai queste storie ci piacciono tanto? La prima risposta ovvia: il pensiero di potere modificare il passato (e quindi il presente ed il futuro) sicuramente è attraente. Quanti errori si potrebbero sistemare… beh. Per non dire della vecchia storia della paura della morte.
Poi ho pensato un’altra cosa. Tutte le storie sui viaggi nel tempo hanno in comune un elemento: confondono più o meno apertamente lo spazio ed il tempo. Inducono lo spettatore a trattare gli altri “quando” come se fossero altri “dove”. Come se cioè esistessero da qualche parte, lontanissimo certamente, e la macchina del tempo di turno potesse portarci “là”.
Magari alla fine salta fuori che è veramente così: esistono infiniti universi paralleli con tutte le repliche del passato e del futuro che si possano pensare… E il presente? E’ già passato, come le gallette di riso…
Dal diario di Nicola
Era una notte occidentale, di case uguali e neon, di strade regolari e lunghe file di auto in sosta, una notte di pace, prevedibile: una serie di luoghi ripetuti, già visti ed assimilati, che scorreva uniforme attorno alla piccola auto. Di notti come quella ne aveva attraversate mille, pensò Nicola mentre inseguiva senza successo un frammento della memoria, un’immagine notturna che non riusciva a fissare, a localizzare nel magma dei ricordi.
Troppi erano i fotogrammi che, come quello, si erano impressi sui suoi occhi, in luoghi lontani dello spazio e del tempo: brandelli quasi di vite diverse, fra loro legate da un tenue filo, da un’idea di continuità imposta a freddo, per necessità.
La musica della radio stava evocando uno strano film, fatto di sere lontane in cui, bambino, sentiva nascersi dentro un presagio informe del futuro, un sentimento amorfo ed indecifrabile del tempo e del suo passare. C’era, confusamente, l’impressione che quell’esperienza così vaga e sfuggente avesse in sè la chiave di quell’altro mistero, quello che teneva assieme i pezzi sparsi della sua vita.
Si stava smarrendo, pensò tra il divertito ed il preoccupato, accorgendosi di riconoscere le strade ma anche di avere perso la visione dell’insieme: come se i luoghi una volta familiari fossero divenuti tante isole tra le quali, come in sogno, non fosse possibile spostarsi se non a caso, senza meta. Su tutti i luoghi da cui passava non riusciva più a posarsi quella patina di familiarità, quella luce che hanno le cose che scivolano sullo sfondo, e che pure un tempo gli era parsa tanto normale.
Letterina ad Eusebio
Caro Eusebio,
vorrei ricordarti che abbiamo organizzato un caffè-e-pasticcini nel tuo nascondiglio. Da qui la Storia sembra proprio una distesa di macerie. Anche tu sogni un mondo in cui nessuno debba abitare in quegli scatoloni? E’ chiedere troppo?
Con affetto
Sep
PS: verrà anche Malvolio. Cercate di non litigare subito.
Oh brother where art thou (?)
Dov’è mio fratello?
Non sono il suo guardiano,
e che nessuno mi tocchi.
Il suo sangue grida a me dalla terra
che è regno delle metropolitane;
il suo sangue grida “a me!” dalla terra
che è nascosta tra i palazzi;
il suo sangue grida “amme!” dalla terra
su cui ragnatelano autostrade;
il suo sangue…
Verso casa
L’occhio digitale del telefono coglie delle immagini alla periferia della visione, destinate all’oblio della ripetizione seriale…
Dal Giappone…
Leggete lo splendido blog del mio amico Guido che lavora e vive in Giappone (non necessariamente in quest’ordine, ha-ha):
E’ morto Salinger
E’ morto qualche giorno fa all’età di 91 anni J. D. Salinger, lo scrittore autore del celebre “Il giovane Holden” (Catcher in the rye). Un libro di quelli che non si dimenticano facilmente. L’ho letto tutto di filato, in treno, ripartendo dopo un colloquio di lavoro. A chi non l’avesse letto lo consiglio vivamente. Una lettura che si è casualmente (davvero? mah) affiancata a quella del titanico “Infinite jest” di Wallace. Un romanzo moderno, modernissimo, che ha tutta la forza dei grandi classici.
















