Ieri sera ho mangiato la ribollita. Buonissima. Adesso mangio gallette al riso davanti al monitor nella pausa pranzo. Vi dirò dei pensieri ispirati dalla ribollita. Le storie sui viaggi nel tempo sono delle fregature: e non mi sono mai piaciute. Il grande Asimov non credo ne abbia scritte più di due: e con disagio. C’è la storia dei paradossi: e non si elimina.
D’accordo, giocare col paradosso può essere divertente/affascinante: Terminator, L’esercito delle dodici scimmie… etc. etc. etc.. Resta il fatto che mi sento preso in giro. Mi sono chiesto: come mai queste storie ci piacciono tanto? La prima risposta ovvia: il pensiero di potere modificare il passato (e quindi il presente ed il futuro) sicuramente è attraente. Quanti errori si potrebbero sistemare… beh. Per non dire della vecchia storia della paura della morte.

Poi ho pensato un’altra cosa. Tutte le storie sui viaggi nel tempo hanno in comune un elemento: confondono più o meno apertamente lo spazio ed il tempo. Inducono lo spettatore a trattare gli altri “quando” come se fossero altri “dove”. Come se cioè esistessero da qualche parte, lontanissimo certamente, e la macchina del tempo di turno potesse portarci “là”.
Magari alla fine salta fuori che è veramente così: esistono infiniti universi paralleli con tutte le repliche del passato e del futuro che si possano pensare… E il presente? E’ già passato, come le gallette di riso…