Dorothea Lasky è una giovane poetessa statunitense. Giacomo Cerrai, su Imperfetta Ellisse, ha proposto una sua traduzione di una delle sue poesie. Ho trovato belle ed interessanti sia la poesia sia la traduzione di Giacomo. Ve le propongo :
Dorothea Lasky – Ars Poetica
Volevo dire all’aiuto veterinario di quel video del gatto che Jason mi ha mandato
Ma ho resistito per paura lo trovasse strano
Sono davvero solitaria
Ieri il mio ragazzo mi ha chiamato, di nuovo sbronzo
E in mezzo a squillanti lacrime e un che di appiccicoso
Mi ha urlato contro con una tale amarezza
Come non avevo sentito prima da altri umani
E mi ha detto che non ero brava
Be’ magari lui non voleva dire quello
Ma è quello che ho sentito
Quando mi ha detto che la mia vita non valeva niente
E il mio lavoro della vita un lavoro da elite.
Io dico che voglio salvare il mondo ma in realtà
Voglio scrivere poesie tutto il giorno
Voglio alzarmi, scrivere poesie, andare a dormire,
Scrivere poesie durante il sonno
Fare dei miei sogni poesie
Fare del mio corpo una poesia con magnifiche vesti
Voglio che la mia faccia sia un poema
Ho appena imparato come mettere
La matita agli angoli degli occhi per farmeli più grandi
C’è sempre in me un romantico abbandono
Voglio sentire il timore per gli altri
E lo posso sentire attraverso il canto
Solo attraverso il canto posso sommare in poche così tante parole
Come quando lui dice che io non sono brava
Io non sono brava
La bontà non è più il punto
Tenersi stretti alle cose
Ecco questo è il punto
Ed ecco il testo originale:
I wanted to tell the veterinary assistant about the cat video Jason sent me
But I resisted for fear she’d think it strange
I am very lonely
Yesterday my boyfriend called me, drunk again
And interspersed between ringing tears and clinginess
He screamed at me with a kind of bitterness
No other human had before to my ears
And told me that I was no good
Well maybe he didn’t mean that
But that is what I heard
When he told me my life was not worthwhile
And my life’s work the work of the elite.
I say I want to save the world but really
I want to write poems all day
I want to rise, write poems, go to sleep,
Write poems in my sleep
Make my dreams poems
Make my body a poem with beautiful clothes
I want my face to be a poem
I have just learned how to apply
Eyeliner to the corners of my eyes to make them appear wide
There is a romantic abandon in me always
I want to feel the dread for others
I can feel it through song
Only through song am I able to sum up so many words into a few
Like when he said I am no good
I am no good
Goodness is not the point anymore
Holding on to things
Now that’s the point
Dans l’espace d’un matin – Svezia 1966, b/n, drammatico/surreale.
In un paese non meglio precisato d’Europa, in un futuro non troppo remoto, si consuma il crollo della civiltà occidentale. Protagonista della storia Winston, un giovane funzionario di un inquietante Ministero della Cultura e della Televisione, con fini marcatamente propagandistici. Winston crede fermamente nelle bugie che con l’aiuto della sua donna, Julia, una docente universitaria, confeziona in spot rassicuranti. Il mondo e la realtà però bussano alla porta con violenza. Il castello di carta di una civiltà ormai morta crollerà repentinamente: Winston e Julia, rifugiatisi nel Ministero, vedranno la città avvampare e cadere preda della violenza e del caos.
Opera prima di un regista svedese non accreditato, questo film dallo stile marcatamente surreale non risparmia gli ammiccamenti al “1984″ di George Orwell. L’impostazione è tuttavia decisamente diversa: più che un incubo totalitario, i protagonisti vivono una triste quanto comoda illusione di civiltà e sviluppo. Interessante la colonna sonora, composta dai grotteschi gingle dei messaggi televisi del ministero: mentre il dramma si avvia accelerando alla sua fatale conclusione, il senso del tragico aumenta di pari passo a quello del grottesco. Ottime le interpretazioni degli attori. Particolarmente intense le scene in cui i protagonisti raccontano l’un l’altra i propri sogni – messi in scena dal regista – mescolando paure, speranze ed illusioni.
ovvero il blog di Muspeling dedicato al fantasy di area mediterranea. Troverete, accanto all’editoriale con molte novità, un interessante articolo su lupi ed affini. Buona lettura!
Viene da pensare alla canzone di Guccini. E’ uno stile poetico decisamente originale, anti-lirico nella forma. La poesia è di Donato Aliprandi. Lucida disperazione, ironia, l’immagine di una caduta, di una fine: senza retorica ma con molta poesia.